ArtChildren's book

PAPER ZOO. Create Collage Animals

30 agosto 2015

Se non sapete come staccare gli occhi di vostro figlio dall’ennesimo videogioco o cartone animato del momento, fategli trovare in camera il nuovo libro di Oscar Sabini Paper Zoo uscito qualche settimana fa per Thames & Hudson, e vedrete che nel giro di pochi secondi ne verrà catturato. Sei animali riprodotti su buste fustellate, 20 fogli di carta decorata, colla e forbici. Questi gli ingredienti essenziali per creare, attraverso la tecnica e l’arte del collage, un vero e proprio zoo di carta. I bambini, e insieme a loro gli adulti, scopriranno (o riscopriranno) il piacere di tagliare, strappare, piegare, incollare, accostare tanti pezzettini di carta per trasformare un leone, un coccodrillo, una scimmia, un ippopotamo, un elefante e un tucano in sei animali colorati, stravaganti e unici. In questo gioco non esistono regole e tanto meno punteggi o livelli da raggiungere. L’unica cosa richiesta è la fantasia e la voglia di divertirsi.

Per scoprire qualcosa di più sul libro, ma soprattutto sull’arte del collage, abbiamo intervistato l’autore di Paper Zoo, Oscar Sabini, che ringraziamo ancora per la disponibilità. Ecco le sue risposte!

1. La domanda forse è banale, ma da dove nasce il tuo interesse per il collage? Ho visto che non lo usi solo su carta per creare (bellissime) illustrazioni, ma in alcuni casi anche in forme tridimensionali che creano piccole e curiose sculture.

Nel mio lavoro mi interessa rappresentare situazioni e contesti che si avvicinino il più possibile alla realtà, come se le immagini che creo fossero la fotografia di quel preciso momento che sto rappresentando: non saprei farlo in altro modo se non con il collage. Ho provato a sperimentare altre tecniche ma nessuna mi permette di giocare così tanto con la realtà come con questa. E’ una tecnica che in corso d’opera presenta diversi limiti e problemi da risolvere, soprattutto quando devo trattare un certo tipo di patina della carta per evitare riflessi in fase di stampa, intervenire sui volti delle persone per preservarne la privacy, fare attenzione ai vari copyright che ci possono essere nelle immagini che utilizzo, eliminare eventuali scritte… Tutto questo fa parte degli aspetti che più mi interessano. E’ come se Il collage mi permettesse di mantenere due strade parallele mentre lavoro: una più focalizzata sulla composizione in sé e sull’immagine che sto creando, l’altra invece più focalizzata su me stesso, sulle mie attitudini, su quello che sono. Attraverso il collage, ma soprattutto attraverso questi due percorsi paralleli, riesco a mantenere un certo distacco dal mio lavoro e mi sento più facilitato ad averne una visione più oggettiva, come se la realtà delle immagini che metto insieme mi facessero vedere le cose così per come sono. Ho sempre avuto l’istinto di conservare le cose e di liberarmene con gradualità, questo è un approccio che ritrovo molto nel metodo di lavoro che mi sono dato. I ritagli, le immagini, gli oggetti fotografati, sono per me come una grande scatola dove poter rovistare e cercare. Attraverso il collage mi metto nelle condizioni di avere sempre qualcosa da cercare e di provare sempre, ogni volta, lo stupore per aver ritrovato qualche cosa: un concetto, un’idea… anche questo ha una relazione con ciò che faccio e con la tecnica che uso. C’è un sentimento significativo di stupore che mi lega a questa tecnica. In quanto alle sculture a cui ti riferisci, sono piccoli esperimenti che sto ancora calibrando per trovare un modo di lavorare in tridimensionale: per ora restano degli esperimenti nulla di più.

2. Oltre al tuo lavoro di illustratore, dedichi molto tempo anche ai laboratori, con adulti e bambini. E in fondo Paper Zoo è una sorta di piccolo laboratorio portatile. Perché questo interesse a “insegnare”? E cosa ti aspetti che le persone imparino nei tuoi laboratori o con Paper Zoo? Chi ti da più soddisfazione, i bambini o gli adulti?

La conduzione dei laboratori è nata, inizialmente, da un’esigenza personale: avevo bisogno di trovare un contesto dove poter parlare del mio lavoro e sentire la pressione di doverlo spiegare in modo chiaro cercando di sviluppare, da lì, alcune intuizioni che avevo avuto soprattutto sul processo e il metodo di lavoro che mi stavo costruendo. E’ stata una reazione al rischio di pensare troppo a voce bassa, nel tentativo di liberare risorse utili sia per me che per altri, indagando e fissando, in maniera più approfondita, ogni singolo passaggio che andavo a fare. Questo slancio, che ha cambiato enormemente il mio punto di vista su quel che faccio, con il tempo, mi ha permesso di trovare uno spazio tutto mio tra le molteplici offerte di attività laboratoriali presenti e mi ritengo soddisfatto per la direzione che stanno prendendo i miei incontri. Tengo sempre a precisare infatti che i miei sono dei laboratori creativi in cui si fanno delle esperienze creative appunto, un momento per conoscere altri metodi di lavoro ma soprattutto per riuscire a individuare il proprio attraverso un processo di sintesi. Non mi pongo tanto come colui che insegna ma come colui che propone: la differenza per me è sostanziale. Le mie uniche aspettative, quando progetto un laboratorio, sono quelle di riuscire a garantire che le persone siano messe nelle condizioni di cogliere, dal percorso, un’occasione che lasci loro la possibilità di trovare possibili soluzioni autonomamente, tutto il resto per me è secondario. Paper Zoo in fondo riassume un po’ tutto questo e conto che, grandi e piccoli, attraverso questo libro, colgano l’importanza del vedere attraverso le forme e i colori… in fondo basta solo un tubetto di colla e un tocco di immaginazione, come è riportato nel libro stesso. Ammetto che con i bambini è più gratificante lavorare anche se, personalmente, continuo a preferire il lavoro con gli adulti: mi interessa la vulnerabilità cui siamo esposti noi adulti difronte a temi come quello del processo creativo che ognuno di noi attiva per arrivare a creare un progetto o un’idea. Dai bambini preferisco farmi consigliare!

3. Una curiosità. Come scegli i pezzi di carta che andranno a comporre le tue illustrazioni? C’è un criterio? Hai un archivio di pezzettini di carta? Qual è la tua carta preferita?

Faccio un lavoro di ricerca continua attraverso le riviste attuali, non tanto in quelle d’epoca. Ho una grande quantità di raccoglitori in cui le conservo e un contenitore unico dove ripongo le pagine che hanno dei dettagli che mi interessano, siano questi colori, texture o un qualsiasi altro elemento che penso potrebbe essermi utile. Successivamente classifico e ritaglio i dettagli che mi interessano e li inserisco all’interno di cartelline tematizzate che tengo in un ordine più o meno costante dato che, quando arriva il momento di lavorare, non esiste un vero e proprio ordine. Per me è come avere tante tavolozze, tante scatole di colori: quando non li usi sono ben ordinati nelle loro scatole ma poi quando arriva il momento di usarli… Da quando poi ho iniziato a lavorare con il collage a strappo le cose si sono leggermente semplificate: i pezzi di carta sono suddivisi in tre principali raccoglitori: uno per i pezzi più grandi uno per i medi e uno per i più piccoli. Sono ritagli che creo appositamente e che poi conservo anche se, nella maggior parte dei casi, è materiale di risulta che recupero dai ritagli di immagini utilizzate in altri lavori. Mi piace la circolarità che si crea attraverso tutti questi passaggi. La composizione nel collage a strappo è del tutto casuale e per me è più una fase di esercizio. Parto da una forma senza pensare a quel che faccio e cerco si trovare delle connessioni, tra i lati strappati, per crearne delle nuove. Nel caso invece del collage fotografico, faccio prima un lavoro di sintesi e di selezione tra i ritagli conservati o direttamente dalle riviste, selezionando colori, atmosfere, persone, vestiti… che voglio utilizzare in quel progetto a seconda di quello che devo sviluppare. Ho un criterio per la scelta dei personaggi che mi diverte sempre molto perché, prima di individuare quello definitivo ne creo moltissimi che poi, conservo per altri progetti. E’ come se ogni volta, nel dover trovare un personaggio, mi mettessi nella stessa condizione di un regista che deve trovare l’attore giusto per il suo film, oppure di un costumista che deve cucire un abito su misura… Ho una certa predilezione per la carta patinata delle riviste, meglio se rovinata oppure graffiata perché riesco a intervenire poi con il pastello ad olio: l’approccio è più o meno lo stesso che si potrebbe avere con un legno secco da ingrassare con la cera. Il mio lavoro parte quasi sempre da questo processo di “riparare” della carta.

4. Per iniziare a lavorare con il collage, cosa bisogna fare? Quali sono le cose fondamentali da sapere?

Quel che posso dire io, in base alla mia esperienza, è di guardare tutto come se fosse potenziale materiale da utilizzare: fare delle proprie giornate dei veri e propri collage di momenti, di colori, di figure, di oggetti… Trovo che, prima di diventare una tecnica, il collage, sia un metodo per pensare, un modo di vedere le cose, un modo per ascoltare, un modo per selezionare. Per me è stato importante tenere questo approccio, questo modo di vedere e di percepire la tecnica collegato alla sua parte più pratica e quindi alla composizione. Sintetizzando al massimo potrei dire che nel collage, più che in altre tecniche, bisogna saper scegliere per non far si che sia la tecnica a scegliere per noi, anche quando si ha l’illusione di lavorare in maniera casuale è fondamentale non perdere mai il controllo. Incollare subito! Trovo che fissare subito un’immagine sia un buon modo per esplorare questa tecnica con sincerità se si vuole comunicare una certa freschezza e una certa verità di quello che si sta dicendo: ammetto che non è sempre facile.

5. Come è iniziata la collaborazione con Thames & Hudson per Paper Zoo? Avete in cantiere altri progetti?

Nel 2013 stavo lavorando alla preparazione delle tavole da inviare alla Mostra degli Illustratori di Bologna. Quell’anno decisi di tentare il più possibile di fare qualcosa che mi piacesse davvero fino in fondo, senza preoccuparmi troppo della valutazione cui sarebbe stato sottoposto il mio lavoro. Decisi così di lavorare in modo completamente diverso e mi divertii a mettere insieme, casualmente (o almeno mi illudevo che fosse così), tutti i pezzi di carta che avevo sopra il mio tavolo da lavoro. Ne vennero fuori 5 animali: una topina con la collana di perle, un maiale in camicia bianca e cravatta, una tartaruga, un elefante con la tutina rossa, e un’oca. Provai quindi a seguire il processo creativo che mi aveva portato a quel lavoro per pensare ad un libro che permettesse, a chiunque, di ripercorrere quello stesso processo che mi aveva permesso inaspettatamente di realizzare dei personaggi. Così mi misi a studiare la possibilità di produrre un prototipo da presentare a qualche editore a partire proprio da quei 5 animali. Paper Zoo è nato così! Quando la mia agente nel 2014 presentò il prototipo a Bologna, durante la Fiera del Libro, abbiamo capito subito che il progetto stava suscitando interesse e che avrebbe trovato a breve un editore. Tra gli editori interessati c’era anche Thames & Hudson, che si prese del tempo per studiare il prototipo, proponendomi in tempi abbastanza brevi, un contratto. E’ un libro apparentemente semplice che ha richiesto, in fase di realizzazione diversi passaggi, sia per studiare il formato giusto sia per riuscire a preservare quel concetto originario che volevo restasse di libro laboratorio ma alla fine, dopo tanto lavoro ce l’abbiamo fatta! In cantiere c’è l’idea di creare una collana che porti avanti lo stesso concetto di Paper Zoo anche attraverso altri personaggi, per ora abbiamo iniziato a ragionarci e sto lavorando a delle proposte: vedremo!

If you can’t disconnect your children from the last videogame or cartoon, just give them Paper Zoo, the last book by Oscar Sabini, published by Thames & Hudson. Six animals on die-cut envelopes, 20 decorated sheets of paper, glue and scissors: that’s all you need to create, through collage, a real paper zoo. Children and adults will discover the pleasure to cut, tear, fold, glue, put together different pieces of paper to create a lion, a crocodile, a monkey, a hippo, an elephant and a toucan. There are no rules or scores. You just need to use your imagination and have fun.

To know something more about the book and about collage, we have interviewed the author of Paper Zoo, Oscar Sabini. We thank him for his answers: here they are!

1. Where does your interest in collage come from?

I know that you use it to create wonderful illustrations and also small three-dimensional sculptures. In my work I am interested in representing situations that are close to reality, as if the images I create were the photoghraphy of that specific moment I’m representing; I couldn’t do it in any other way than with collage. I tried other techniques but none allows me to play with reality as this one. This technique involves different limitations and problems, especially when I have to deal with a certain kind of paper coat to avoid reflections during printing, or work on the faces of people to protect their privacy, pay attention to the copyright of the images I use, delete possible writings… these are all part of what interests me. Collage allows me to keep two parallel paths while I’m working: one is more focused on the composition and the image I’m creating, the other one is more focused on myself, my attitudes, who I am. Through collage and through these parallel paths I can stay detached from my work, I have a more objective vision, as if the reality of the images I put together could show me things as they really are. My instinct has always been to keep things and dispose of them little by little and that’s the approach I have in my work method. Cut outs, images, photos are like a big box where I can search thoroughly. Through collage I’m always in search of something and I can always be surprised at finding something again: a concept, an idea… this fact too has a relation with what I do and the technique I use. A significant feeling of astonishment binds me to this technique. The sculptures you refer to are small experiments to find a three-dimensional way of working: right now they are just small experiments.

2. Beyond your work as an illustrator, you also do workshops for children and adults. And maybe we can consider Paper Zoo a small portable workshop. Why are you interested in teaching? What do you expect people to learn in your workshops and with Paper Zoo? Do you prefer working with children or adults?

I started to give workshops out of a personal necessity: I needed to find a context where I could talk about my work and feel the pressure of explaining it in a clear way, and to develop some intuitions I had about the process and method of my work. It was a reaction to the risk of thinking only by myself, to release useful resources for me and for others, while examining and defining every single step I was taking. This impulse has changed a lot my point of view on what I’m doing and gave me the chance to find my place among the different workshop proposals; I’m satisfied about the direction my workshops are taking. In my creative workshops you can do creative experiences, you can learn new methods of work and you can find your own method. I’m not the one who teaches but the one who proposes: this is a substantial difference. When I’m developing a workshop my only expectation is to put people in the condition of catching, thanks to the process, a chance to find possibile solutions on their own; everything else has less importance. Paper Zoo sums up all this and I hope that both children and adults will understand the importance to see through forms and colours. You just need some glue and your imagination, as the book says. Working with children is more satisfying but I prefer working with adults: I’m interested in the vulnerability we are exposed to as adults when facing the creating process we activate to create a project or an idea. I prefer to get advice from children!

3. A question just out of curiosity: How do you choose the paper pieces that compose your illustrations? Which is your method? Do you have a paper archive? Which is your favourite paper?

I continually do researches through present magazine, not vintage ones. I have numerous binders to stock them and a single box where I put the pages with interesting details (such as colours, textures or any elements that I could use). Then I classify and cut out the interesting details and put them in thematic folders which are usually well organized, even though while I’m working there is not actual order. They are like different palettes, different boxes of colours: when you do not use them they are well organized in their boxes but when you use them… Since I’ve started working with torn paper collage things got simpler: paper cuts are organized in three main binders, one for big pieces, one for medium pieces and one for small pieces. They are cut outs I create on purpose and then keep, even though they are mainly scraps of images I used in other works. I like the circularity of all these stages. When you use torn paper the composition is completely random and it is more of an exercise to me. I start from a form without thinking about what I’m doing and I try to find connections among torn sides to create new ones. In case of photo collage I firstly do a selection among the cut outs or from the magazines; I select the colours, atmospheres, peoples, dresses I want to use in the project, depending on what I have to develop. I have a funny way to choose the charachters: before finding the right one I create a lot of charachters that I keep for other projects too. I’m like a director who has to find the right actor for his film, or a costume designer who has to create a custom-made dress. I like the coated paper of magazines, especially when it’s ruined or scratched because I can work on it with the oil pastel: it’s like treating dry wood with wax. I always start from fixing up the paper.

4. Which are the things to know to start working with collage? How do you do it?

Based on my experience I can say you should look at everything as possible material to use: transform your days into real collages of moments, colours, pictures, objects… Before being a technique, collage is a way of looking at things, a way of listening and selecting. This has been an important approach, this way of considering the technique as connected to its more practical aspect and to composition. As far as collage is concerned, you need to know how to choose, otherwise the technique will choose you; even when you think you are working randomly, you never have to loose control. Paste immediately! I think that fixing an image right away is a good way to explore this technique sincerely, if you want to truly communicate what you are saying. But this is not always easy.

5. How did you start to collaborate with Thames & Hudson? Are you working on some new projects?

In 2013 I was working on the illustrations for the Illustration Exhibition in Bologna. I had decided to do something I really liked, without thinking too much to judgement. I started to work in a different way and I had fun in putting together randomly (at least that’s what I was thinking) all the paper pieces I had on my table. I created 5 animals: a small mouse with a pearl necklace, a pig with a white shirt and tie, a turtle, an elephant in red overalls and a goose. Then I tried to follow the creative process that led me to that work, to develop a book that gave to anybody the possibility to follow that same creative process. So I studied a prototype that I could show to publishers, starting from those 5 animals. ​ And that’s how Paper Zoo was born! My agent presented the prototype in 2014 in Bologna: the project raised a lot of interest. Among the interested publishers there was Thames & Hudson: they studied the prototype and then quickly offered me a contract. It looks like a simpe book but it actually needed many steps to find the right format and to keep the original concept of workshop-book. In the end after so much work I think we did it! We have in mind the idea of creating a series with the same concept of Paper Zoo and with other characters. I’m working on some proposals: let’s see what happens!

Author: Oscar Sabini / Publisher: Thames & Hudson / English edition / ISBN: 9780500650509 / 20 pages / Age Range: 6-12 years / £14.95

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