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L’odore dei ragazzi affamati

12 aprile 2018

Il western in copertina.
Un fumetto (come un libro, un disco, un film o in generale un prodotto culturale) non dovrebbe mai essere giudicato dalla copertina: in casi come quello di cui parliamo oggi, l’incauto e poco attento lettore potrebbe non comprare il volume, convinto di trovarsi di fronte a un “normalissimo” graphic novel di genere western.
Ora, a parte che vorrei conoscere chi non apprezza il western per dirgliene quattro, l’incauto lettore di cui sopra farebbe un errore madornale.
Perché L’odore dei ragazzi affamati ha tutti i topos tipici del genere, dalle vaste praterie dell’ovest agli indiani cacciatori di scalpi, dal caffè fatto sui fuochi da campo all’epica della conquista ma, nonostante questo non è un western. O perlomeno non solo un western.
La storia segue tre personaggi, avventuratisi nel selvaggio west in una spedizione che ha lo scopo apparente di censire le popolazioni che abitano quelle lande desolate: Mr. Stingley, il capo della spedizione, veterano di queste avventure ed esperto di indiani, Oscar, un elegante fotografo arruolato per documentare luoghi, persone e animali e Milton, un diciassettenne cresciuto in una fattoria, che svolge tutti i compiti più umili necessari alla piccola carovana.
Man mano che la storia prosegue, incontreremo varie popolazioni indiane, pacifiche e belligeranti, addobbate nelle maniere più diverse, ci avventureremo in territori inesplorati e soprattutto faremo la conoscenza con il passato dei nostri personaggi. E così scopriremo le motivazioni dietro al loro viaggio: Mr. Stingley è mosso dall’interesse commerciale, Oscar fugge da un amore e Milton, invece, si lascia una storia familiare tragica alle spalle. Gli intrecci dei tre background e gli incontri che i protagonisti faranno sulla loro strada, comporranno l’ossatura di questo graphic novel.
Come dicevo all’inizio, il west – sia come ambientazione che come genere – è solo un pretesto per raccontare una storia intima, fatta dei tormenti che solo la passione può scatenare e di quel particolare bisogno di soddisfare le proprie pulsioni che nasce dalla fame (sia in senso letterale, ma anche intesa come fame dell’altro, di affermazione, di sopraffazione, di riscatto, di soldi e di successo).
I due autori di questo volume sono Loo Hui Phang e Frederik Peeters, attivi da lunga data nel mondo della band dessinée.
La sceneggiatrice, Loo Hui Phang, ha all’attivo diversi libri illustrati, una serie di graphic novel (una delle quali – Prestige de l’uniforme – premiata ad Angouleme) e anche tre lungometraggi come regista. Questa esperienza così variegata si avverte sia nella regia che infonde alle sequenze (senza farvi spoiler, vi cito quella del primo sogno e quella con l’arrivo della mandria di cavalli), sia nei dialoghi, capaci di essere intimisti senza essere sdolcinati e di raccontare solo l’essenziale, lasciando alle immagini il resto. Non va dimenticato l’approfondimento dei personaggi e la loro evoluzione, sui cui fronti l’autrice francese sembra essere pienamente a proprio agio.
I disegni e i colori, invece, sono affidati a Frederik Peeters, anch’egli artista poliedrico, diviso i suoi lavori come autore unico, con opere come Pillole Blu (premiata ad Angouleme, in Italia edita dalla Bao, recensito da On printer paper qui), di documentarista per un adattamento dell’omonima storia e – appunto – di disegnatore e colorista.
Il suo lavoro su L’odore dei ragazzi affamati è estremamente minuzioso: lo stile realista segue tutta la vicenda (anche nelle sequenze più oniriche e surreali), raggiungendo un notevole livello di dettaglio quando si tratta di disegnare abiti e armi storiche o sconfinati paesaggi semidesertici.
Il livello più alto, però, viene raggiunto da Peeters quando si tratta di occuparsi dei colori: la palette cromatica accompagna e sottolinea i passaggi della storia, passando dai colori caldi delle praterie dove scorrazzano i cavalli bradi a quelli freddi delle “visioni” di Oscar, in cui il paesaggio diventa, proprio grazie ai colori utilizzati, quasi lunare. Anche in questo caso la perizia della mano di Peeters si vede tutta nei dettagli, nelle ombre che rendono un viso più affilato quando è esposto alla luce di un falò da campo o nelle forme dei protagonisti che si ammorbidiscono quando si spogliano alla luce della luna.
La lettura di un’opera di questo genere non può prescindere dal significato recondito che gli autori hanno voluto inserire nel loro lavoro: in realtà, in questa come in altre graphic novel, non c’è un solo livello di lettura. Senza pretendere di esaurirli tutti, ce ne sono alcuni che saltano all’occhio del lettore più attento e che mi preme sottolineare.
Il primo è il tema della sessualità, del bisogno fisico dell’altro che caratterizza i rapporti umani fin dall’alba dei tempi. Il sesso – e tutti gli argomenti correlati, dall’uso del proprio corpo fino alla libertà di espressione sessuale – permea tutto il volume e influenza buona parte delle scelte dei protagonisti. E così Mr. Stingley diventa una metafora del mondo ottuso delle regole inutili, retrogrado e conservatore, mentre Oscar è la libertà di espressione che è costretta a scappare e a nascondersi.
Il secondo livello, invece, è una critica all’attualità (o una sua lettura, che dir si voglia). Nonostante la storia sia ambientata nel mondo del vecchio west, infatti, è possibile ravvisare più di un’analogia a temi ancora oggi scottanti, come le invasioni – non militari ma economiche –, il dominio del pensiero unico sulla libertà di espressione, la tragedia dei popoli oppressi e la persecuzione del diverso.
L’odore dei ragazzi affamati diventa, quindi, un’ode alla libertà o meglio alla necessità di potersi esprimere liberamente in un mondo chiuso e ostile.
Più attuale di così, c’è molto poco in giro. Ecco cosa si perde chi giudica i libri solo dalle copertine.

Recensione scritta per noi da Felice Garofalo, autore presso N3rdcore e Stay Nerd
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Author: Loo Hui Phang / Illustrations: Frederik Peeters / Publisher: Bao Publishing / Italian edition / ISBN: 9788865439852 / 110 pages / €18.00

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